Due tassi, due orizzonti
L'Euribor e l'€STR misurano entrambi il costo del denaro tra banche nell'area euro, ma su orizzonti diversi. L'Euribor è un tasso a termine: dice quanto costa prendere in prestito per una settimana, uno, tre, sei o dodici mesi. L'€STR (Euro short-term rate) è un tasso overnight: dice quanto è costato prendere in prestito per una sola notte.
Questa differenza di orizzonte spiega quasi tutto il resto. Un tasso a un giorno non deve indovinare cosa farà la BCE tra sei mesi; un tasso a dodici mesi sì.
Chi li pubblica
L'Euribor è amministrato dallo European Money Markets Institute (EMMI) di Bruxelles, a partire dai dati di un panel di banche, con un metodo ibrido basato sulle transazioni dove disponibili. L'€STR è calcolato e pubblicato direttamente dalla Banca centrale europea, sulla base delle operazioni effettivamente concluse e segnalate dalle banche.
L'€STR ha sostituito l'Eonia, il vecchio tasso overnight dell'area euro, dismesso a gennaio 2022. L'Euribor non è stato sostituito: ha cambiato metodologia nel 2019 ma resta il riferimento per i prestiti a termine.
Unsecured, a termine, su un panel
Tre parole descrivono l'Euribor. È un tasso su prestiti non garantiti (unsecured), quindi incorpora una piccola componente di rischio di credito bancario. È un tasso a termine, quindi incorpora le attese sui tassi futuri per la durata del prestito. Ed è costruito sui dati di un panel di banche, non sull'intero mercato.
L'€STR è anch'esso un tasso su prestiti non garantiti, ma overnight: nessuna attesa da incorporare, nessun premio a termine. Di conseguenza segue da vicinissimo il tasso che la BCE applica sui depositi delle banche e si muove solo quando la BCE cambia quel tasso.
A cosa serve ciascuno
L'€STR è il riferimento dei mercati finanziari all'ingrosso: derivati, operazioni tra banche, strumenti che devono seguire il tasso di politica monetaria senza scarti. L'Euribor è il riferimento dei prestiti a termine a famiglie e imprese: mutui a tasso variabile, finanziamenti, leasing, e in Italia in particolare i mutui indicizzati all'Euribor 3 mesi e 1 mese.
Perché nel tuo contratto c'è l'Euribor
Un mutuo variabile aggiorna la rata a intervalli fissi, per esempio ogni tre mesi. Serve quindi un tasso che copra esattamente quel periodo: l'Euribor 3 mesi dice quanto costa il denaro per i tre mesi successivi, e la banca lo può applicare direttamente, aggiungendo lo spread. Un tasso overnight non dice nulla sui tre mesi che seguono; per usarlo bisognerebbe ricalcolarlo ogni giorno e capitalizzarlo a fine periodo, una complicazione che il mercato dei mutui italiani non ha adottato.
Per questo motivo, se hai un mutuo a tasso variabile, il numero da seguire è l'Euribor della scadenza indicata nel contratto, e non l'€STR. L'€STR resta utile come termometro della politica monetaria: quando la BCE muove il tasso sui depositi, l'€STR lo segue quasi immediatamente, mentre l'Euribor a 6 e 12 mesi di solito si è già mosso in anticipo, e quello a 1 settimana e 1 mese si adegua nei giorni successivi.